MotoGP: La corrida di Valencia

E' questo lo sguardo con il quale mi auguro tu scenda in pista. Quel ghigno irriverente, scanzonato, sicuro di essere sempre il più forte. Quella faccia che dice: "Se se aspettate spagnoli ora vi faccio vedere io..."

Oggi c'è uno che nella storia delle due ruote ci sta da un bel po' e, nel bene o nel male, ha ancora voglia di scrivere un altro capitolo... e potrebbe essere l'ultimo.

Ha fatto la fortuna di questo sport, di Italia 1, di telecronisti come Meda... ha avvicinato piccoli e grandi ai circuiti, ha creato marketing ovunque. Ha fatto bagarre al limite con spallate e sorpassi forse anche oltre, ha distrutto piloti psicologicamente prima come stratega - vedi Gibernau, Stoner, Biaggi - e poi li ha finiti in pista. Quando non arrivava di gas, vinceva mondiali di testa. E questo non si insegna.

Quei 3 o 4 decimi in gara non li ha mai buttati giù con il polso destro ma con la fame dentro. Quella di arrivare, di essere sempre il N°1, di fare dello sport più bello del mondo il suo lavoro.

Marquez è come lui a 20 anni? No per niente! E non lo è neanche quando Valentino, da faccia da schiaffi, diceva ridendo alla telecamera: "A Biaggi evidentemente gli tira il culo arrivare dietro tutte le domeniche..."

Valentino le guerre in pista se l'è combattute sempre da solo. Sfidando il rivale senza avere alleati, compromessi o favori. Rossi è cresciuto con la testa di una generazione - penso ad Agostini, Doohan, Schwantz, Rainey - che amava il motociclismo vero. Quello da lacrime sotto al casco, pulito, unico. Quello del "vinca il più forte".

E se Rossi oggi si è accorto che tutto questo è finito allora per me smetterà. Non solo per l'età ma perchè queste cose non gli riguardano più. Lo fece Stoner sbagliando? Forse! Ma questo è un altro capitolo.

Quindi questa domenica godetevelo, comunque andrà, perchè è il motociclismo che scende in pista.

(Autore: Dario Massi)